Il nome più frainteso dell'horror
Chiedi a chiunque chi sia Frankenstein e ti descriverà una figura barcollante dalla pelle verde con due bulloni nel collo. Starà descrivendo la creatura. Non Frankenstein.
Victor Frankenstein è lo scienziato. La creatura che crea non ha un nome nel romanzo di Mary Shelley: lui si definisce "l'Adamo delle tue fatiche" e, con amarezza, "il tuo angelo caduto". Nella cultura popolare il nome è passato dal creatore alla creatura e, così facendo, ha privato la storia del suo vero significato.
Victor Frankenstein: il vero protagonista
Victor Frankenstein è un prodigio di una ricca famiglia ginevrina che si ossessiona all'idea di creare la vita. Ci riesce: assembla una creatura con parti di cadaveri e la anima con metodi che Shelley lascia volutamente vaghi. Poi, inorridito da ciò che ha fatto, fugge.
Questo abbandono è il centro del romanzo. La creatura non nasce malvagia. Nasce innocente, curiosa, sensibile, capace di emozioni profonde. È il rifiuto sistematico da parte di ogni essere umano che incontra, a cominciare dal suo creatore, a trasformarla.
La creatura impara a parlare osservando di nascosto una famiglia attraverso un buco nel muro. Legge Il paradiso perduto di Milton e I dolori del giovane Werther di Goethe. Comprende la propria condizione con una lucidità devastante: "Io, il miserabile e l'abbandonato, sono un aborto, da disprezzare, prendere a calci e calpestare." Ricorre alla violenza non per malvagità innata, ma per un accumulo di rifiuto e dolore.
Il significato filosofico: creazione e responsabilità
Il titolo del romanzo, Frankenstein, o il moderno Prometeo, ne racchiude il senso. Prometeo rubò il fuoco agli dèi e lo donò all'umanità; Zeus lo punì incatenandolo a una roccia, dove ogni giorno un'aquila gli divorava il fegato, che si rigenerava per essere divorato di nuovo.
Victor Frankenstein ruba alla natura il fuoco della vita e lo dona alla creatura; la sua punizione è vedere tutto ciò che ama distrutto da ciò che ha creato e abbandonato.
Il mito riguarda il costo della creazione senza responsabilità. Nella lettura di Shelley, il peccato non è l'ambizione, è l'abbandono. Victor avrebbe potuto crescere la sua creatura. Avrebbe potuto trattarla come un essere con diritti e bisogni. Invece fuggì, e tutto ciò che seguì fu la conseguenza di quella fuga.
Perché la confusione tra creatore e creatura conta per i collezionisti
Quando il nome "Frankenstein" è passato dal creatore alla creatura nella cultura popolare, si è perso qualcosa di importante: il peso morale della storia. La creatura suscita simpatia. È Victor a portare la responsabilità di ciò che la creatura diventa.
Un oggetto da collezione che si confronta con questa distinzione, che rappresenta il creatore anziché la creatura, o che tiene insieme entrambi in tensione, si misura con la sostanza reale del romanzo di Shelley, non solo con la sua iconografia di superficie.
Questo è l'approccio che Studio Everart adotterà nel Capitolo II: Mary Shelley / Frankenstein. Il progetto non ridurrà il romanzo di Shelley alla sua scorciatoia visiva più nota. Si confronterà con il vero baricentro della storia: che cosa devono i creatori alle proprie creature, e la tragedia di un genio che non seppe affrontare le conseguenze del proprio genio.